Back in the saddle Wednesday, 22 November 2006
Posted by codadilupo in Mondo Mac, Scazzi miei.4 comments
Ciao a tutti, sono tornato.
Questa mia lunga assenza ha più di un motivo, che vi racconto:
1) l’impegno lavorativo è aumentato in maniera drammatica. E contemporaneamente ho affittato, assieme ad altri quattro loschi figuri, un fantastico ufficio in centro. La mia stanzetta è calda e confortevole, ma ci sto ancora lavorando per farla diventare una stanza “mia”: devo montare uno scaffale in legno, mi piacerebbe avere un piano di lavoro più stiloso, e magari comprarmi un bollitore per il the
2) Il mio Mac Mini, sul quale conservavo fir di post pronti alla pubblicazione (oltre ad un sacco di altra roba di pregio, soprattutto film d’essai e rari bootleg degli Stones, porca p****na), pare avere tirato le cuoia. L’indiziato magno è l’hard disk, e di peggio non poteva capitare. Fortuna ha voluto che, giusto una settimana prima, divenissi proprietario di un formidabile MacBook, e che pochi giorni dopo provvedessi ad un backup completo di tutta la mia produzione professionale. Almeno il lavoro non è andato perduto!
E comunque, come recita il titolo di questo post, sono tornato in sella. E sto proprio bene, adesso.
La procrastinatrice Sunday, 12 November 2006
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La procrastinatrice DOC non solo fa qualunque cosa piuttosto di evitarne un’altra, ma una volta messa alle strette o obbligata dalle contingenze a completare la cosa da cui sta sfuggendo, si mette da sola in condizioni di non poterla fare, o di non poterla terminare al meglio. La mia teoria è che lo faccia per una questione di autostima: se le condizioni sono avverse (tipo: è l’una di notte, dopodomani si va in vacanza e deve assolutamente finire questa cosa prima di Natale), potrà dare alle condizioni stesse la colpa della scarsa qualità del risultato o dell’insuccesso del progetto. E come ogni sfaccettatura della procrastinazione, l’autosqualifica è perfetta per certe project manager (sigh…), che così possono sempre dare la colpa dei loro fallimenti al fatto che «tanto ho lavorato dall’una alle tre di notte!».
Obbrobbri dalla rete Sunday, 12 November 2006
Posted by codadilupo in Uncategorized.add a comment
A leggere “La Sesia” si trovano sempre cose interessanti, ad esempio articoletti che avvisano della pubblicazione di utili siti internet. Per esempio questo:
Solo Allah può giudicarlo.
Un viaggio in treno Tuesday, 7 November 2006
Posted by codadilupo in Scazzi miei.2 comments
Partire da questa periferia alla volta delle Capitali vuol dire arrivare matematicamente in ritardo. Per fortuna le coincidenze sono in ritardo a loro volta, così Trenitalia risolve e va bene lo stesso.
La necessità di viaggiare in un orario di punta ti pone automaticamente nella condizione di doverti fare il viaggio in piedi, davanti alle porte, in compagnia di chissà chi. Certe volte, la situazione è paragonabile ad un accampamento di deportati, e se proprio ti va male, il tuo posto tra i deportati è in piedi davanti al cesso.
Ecco, appunto, il cesso. I cessi sono al di sotto di qualsiasi latrina. Spesso la porta non si chiude, e rimane desolatamente aperta e sbatacchiante su un lago di piscio olezzante e chiazze di merda ad altezze preoccupanti. Sto seriamente pensando che o la gente si purga selvaggiamente prima di partire, per poi esplodere di sdegno in una cacata polemica, oppure siamo in presenza di graffitari atipici che spalmano diarrea appositamente conservata in vasetti. Utilizzare pur tra mille cautele una discarica di Trenitalia è come baciare in bocca un ratto.
E poi ci sono i sedili, ossia il luogo deputato ad appoggiarci il culo. Trovarne uno in condizioni umane è una impresa degna di Amundsen. Ma il motivo è semplice: il treno viaggia ininterrottamente lungo la sua tratta, in su e in giù in continuazione. Quando giunge a destino, ad attenderlo non ci sono i parenti dei passeggeri, ma orde di traghettati che all’apertura delle porte si fiondano all’interno per occupare i preziosi posti a sedere. E così, sebbene ci siano 30 minuti di tempo tra l’ora di arrivo e quella di ri-partenza verso l’altro capolinea, gli addetti alle pulizie (teoriche) non possono fare altro che dare una laconica rammazzata al corridoio, e liberare i davanzalini dagli avanzi. Il resto è già tutto occupato da materiale umano.
In carrozza si trova di tutto: bambini abbandonati, cani morsicosi, potenziali ninfomani, finti mendicanti che ti appiccicano addosso i bigliettini con storie strazianti e poi tornano, persone malate che scatarrano, logorroici con 8 telefonini che si vantano a livello lobotomia delle proprie malefatte. Alcuni si levano con gesto teatrale le scarpe (qualche signora, educata precisa “li ho lavati stamattina”) facendoti capire che non ti conviene protestare.
Trenitalia di fatto non risponde di un cazzo, si comporta con la tracotanza anarchica dei regimi allo sbando, stile post 8 settembre. Qualunque cosa accada (pretendendo tuttavia il rispetto della tua parte di contratto, ovvero il biglietto) non rimborsa affatto: per bene che ti vada, ti danno un bonus (loro lo chiamano di così, ma di fatto è un malus) da spendere nel prossimo viaggio, cioè o “scegli” ancora loro (detto alla mafiosa) o niente. Praticamente un’estorsione.
Sono nato nel ‘70 e la prima cosa che ho avuto il bene d’intendere è stata che le Ferrovie si stavano rinnovando, in marcia verso il futuro. Ho passato un tentato golpe, una P2, 3 guerre di mafia e altrettante di camorra, la strategia della tensione, il terrorismo, gli opposti estremismi, tangentopoli, l’era di Silvio, innumerevoli testimonial di ferrovie tra cui Celentano, e promesse e carrozze sono ancora le stesse.
Quant’è che prendeva tra stipendio buonuscita stock option e liquidazione l’ultimo maiale messo a depredare Trenitalia, quindi trasferito ad altro osceno incarico non so se a distruggere la compagnia di bandiera, le strade o l’energia?
The worst Sunday, 5 November 2006
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Ognuno ha gli eroi che si merita. Io mi sono scelto il peggiore, forse: Keith Richards.
In questo video lo potete ammirare assieme a Willie Nelson e Sheryl Crow, ed eseguire un suo pezzo di ispirazione country, The Worst. Il peggiore, per l’appunto.
Una storia sbagliata Thursday, 2 November 2006
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“Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d’informazione, non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.”
Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975) è stato scrittore, regista, poeta. Una delle massime figure di libero intellettuale che l’Italia abbia avuto. Oggi ricorre il 31 anniversario della sua morte.
Per lui, Fabrizio De André e Massimo Bubola scrissero una canzone, questa:
UNA STORIA SBAGLIATA
E’ una storia da dimenticare
è una storia da non raccontare
è una storia un po’ complicata
è una storia sbagliata.Cominciò con la luna sul posto
e finì con un fiume d’inchiostro
è una storia un poco scontata
è una storia sbagliata.Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos’altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.E’ una storia di periferia
è una storia da una botta e via
è una storia sconclusionata
una storia sbagliata.Una spiaggia ai piedi del letto
stazione Termini ai piedi del cuore
una notte un po’ concitata
una notte sbagliata.Notte diversa per gente normale
notte comune per gente speciale
cos’altro ti serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.E’ una storia vestita di nero
è una storia da basso impero
è una storia mica male insabbiata
è una storia sbagliata.E’ una storia da carabinieri
è una storia per parrucchieri
è una storia un po’ sputtanata
o è una storia sbagliata.Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos’altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.Per il segno che c’è rimasto
non ripeterci quanto ti spiace
non ci chiedere più come è andata
tanto lo sai che è una storia sbagliata
tanto lo sai che è una storia sbagliata.
Materia e memoria Wednesday, 1 November 2006
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Materia e memoria
Mondo dalle origini fino ai giorni nostri
Microcosmo nel macrocosmo
Particelle ed abissi
Buchi neri e incomunicabilità dell’anima
Nell’epoca degli acceleratori di particelle c’è ancora qualcuno che sogna
(“Materia e memoria” è il titolo della esposizione personale di Momos – Simona Rosso.
Inaugurazione sabato prossimo, 4 novembre. Prosegue fino al 26 novembre 2006, all’Art’Incontro Showroom in via Ivrea, 18 a Vercelli.
Orari: dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Festivi e lunedì mattina chiuso.
A chi non viene gli dò un pugno in testa).



