Birra e dolori Sunday, 29 April 2007
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Mi ha detto che non potevamo più permetterci la birra e avremmo dovuto rinunciarvi.
Poi ho scoperto che spendeva 65 dollari in trucchi.
Allora gli ho chiesto perché io dovevo rinunciare a qualcosa e lei no.
Mi ha risposto che i trucchi erano necessari a renderla più bella, per me.
Le ho detto che la birra serviva proprio a quello.
Non credo che ritornerà indietro.
The Police – live in concert Thursday, 26 April 2007
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A Torino, Stadio delle Alpi, il 2 ottobre. Finalmente sono arrivati i biglietti!

In paradisum… con Chuck Norris Friday, 20 April 2007
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Uno dei programmi preferiti di mio padre è “Walker Texas Ranger“, il celeberrimo telefilm con Chuck Norris. Una serie con sceneggiature ridicole, in cui sembra che il Texas sia un luogo popolato da delinquenti di ogni risma e in cui la legge si amministri in modo quanto meno manesco.
Poiché arrivo a casa abbastanza tardi, mi tocca seguire la suddetta trasmissione mentre ceno.
Ieri sera subisco il primo sussulto fin dai titoli di testa: special guest star, Barbara Bain. Ora, per chi non lo sapesse, Barbara Bain è la dottoressa Helena Russell di Spazio 1999, serie culto della mia infanzia (si, sono abbastanza vecchio da essere riuscito a vedere la serie originale in prima visione, mica le repliche – uno sballo).
La storia di ieri raccontava di un gruppo di malviventi che ad un bel momento va a recuperare un fantomatico bottino, nascosto… in una chiesa! Ovviamente non trova di meglio da fare che sequestrare le suore (e la madre superiora era proprio Barbara Bain) e i fedeli lì presenti (e tra i fedeli c’era pure la morosa del ranger Walker, ça va sans dire). Ad un bel momento giunge la polizia e circonda il luogo sacro. Momenti di attesa e di trattative. C’è così spazio nella sceneggiatura per il momento riflessivo, in cui Barbara Bain parla amorevolmente al capo dei malviventi, cercando di convincerlo che, no, lui una volta era un bravo ragazzo, che la vita è difficile ma c’è amore un po’ per tutti, anche sulla cattiva strada. Insomma, un tentativo di redenzione alla texana.
Mentre parte il pippotto, la mia attenzione viene attratta dalla musica in sottofondo, che mi pare di riconoscere. Tendo l’orecchio… e la riconosco: era “In Paradisum” tratto dal Requiem di Gabriel Fauré, guarda tu il caso alle volte.
Ovviamente un calcio volante di Walker ha interrotto tutto, musica e redenzione. Ma in Texas funziona così.
Diego Armando Maradona Friday, 13 April 2007
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Quando ero un ragazzino, Maradona era il mio idolo. Malgrado adorassi la leggiadria del “cigno” Marco Van Basten, lui era comunqe una spanna sopra. Una spanna molto lunga. Lui faceva cose che nessuno poteva nemmeno pensare (ad esempio vincere un campionato del mondo ed arrivare, quattro anni dopo, in finale da solo).
E poi, chissà perché, mi piaque sempre di più. In un’epoca di calciatori iper-professionisti, tutti regolari, tutti belli, tutti con le stesse parole in bocca, lui mi sembrava un uomo vero, non una macchina tiracalci e cacasoldi: con le sue paturnie, i suoi scazzi, le sue esaltazioni, le sue debolezze.
Ecco, le sue debolezze. Oggi Diego sta male, è andato ad un pelo del passare all’altro mondo e nuovamente è stato ricoverato in rianimazione. E il suo cuore (nel senso proprio del muscolo) è a pezzi. E io oggi penso a lui, con un velo di tristezza, sperando che non gli succeda niente.
Ed è andata… bene! Sunday, 8 April 2007
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Grazie a Lady Macbeth per essersi presa cura di me.
Grazie a Barbara per essere così brava.
Grazie al baritono solista, Davide Rocca, per essere stato così coinvolgente e per averci incitato con generosità.
Grazie a Maredidirac per non essersi mai dimenticata di prender per il culo noi tenori.
Grazie a Milady, per essere grande, sempre.
Grazie ai tenori, che mentre gli altri hanno fatto la loro porca figura, noi abbiamo fatto una figura porca.
Grazie all’orchestra, l’Ensemble Isabella Leonarda di Novara, bravi e simpatici.
Grazie al Diretùr, Paolo Beretta, che ci ha presi per mano e non ci ha mollato un momento, regalandoci dei sorrisoni grossi così.
Grazie al Maestro, il solo e l’unico.
E grazie a tutti quelli che ci hanno fatto i complimenti. Il coro se li merita tutti. Io non so se me li merito anche io, ma ci metto tutto quello che posso.
E a tutti: Buona PASQUA!

Waltzing Mathilda Sunday, 8 April 2007
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Tra le millesettecentoventiquattro canzoni che amo, c’è n’è una che si chiama Tom Traubert’s blues ed è di Tom Waits. Nel ritornello ripete
“Waltzing matilda, waltzing matilda, you’ll go waltzing matilda with me”
Anche i Pogues hanno in repertorio qualcosa di simile, una canzone intitolata The band played Waltzing Matilda (e non è la stessa canzone).
All’inizio pensavo che i Pogues citassero Tom Waits (quante volte una canzone ha citato un’altra canzone? Innumerevoli). Ho scoperto invece (crepi l’avarizia) due cose:
- il pezzo dei Pogues non è il loro, bensì un celebre inno antimilitarista del folksinger Eric Bogle.
- entrambi (Tom Waits ed Eric Bogle) citano Waltzing Mathilda, che è il “contro-inno nazionale australiano” (perché quello ufficiale, come si sa, è Good save the king). Praticamente suscita la stessa polemica di Va pensiero da noi: c’è chi lo vorrebbe, ma non si può, chi lo detesta e chi lo vorrebbe solo se venissero cambiate le parole perché racconta la storia di un vagabondo.
Infatti l’espressione “waltzing Mathilda” deriva dall’abitudine dei barboni australiani (“swagmen”, propriamente) di muoversi portandosi dietro uno di quei materassi sottili, arrotolato e, dentro, appallottolati, i pochi averi, vestiti sporchi, gallette, eccetera. Siccome il materasso sarebbe stato l’unico compagno della notte, non so se praticandogli anche qualche foro per rendere tutto più pratico, gli venne dato un nome di donna, Mathilda. L’espressione, quindi, significa “vagabondare con il sacco” anche se esiste un’etimologia popolare, molto romantica, che dice che quando i barboni si ritrovavano fra loro ballavano e siccome non c’erano quasi mai donne, ballavano con lo swag.
Caduta di voce Friday, 6 April 2007
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Come già riportato da Milady e Maredidirac, mercoledì scorso abbiamo cantato in quel di Turbigo. Vi rimando al post di Milady per la cronaca di ciò che è avvenuto, anche perché lei scrive meglio di me, ed è cronista più attendibile. Vi rendo però edotti delle mie vicissitudini seguenti.
Si dà il caso che nella chiesa vigesse un clima rigorosamente monastico, e ora capisco come mai Fenoglio, nei suoi racconti, narrasse spesso di preti tisici. La temperatura era abbondantemente al di sotto dei 20°, e temo sfiorasse i 14° o giù di lì. Inoltre il sottoscritto è posizionato all’estrema destra del coro (a sinistra per chi guarda) e in quella posizione non avevo alcun riparo. Spirava infatti una malefica corrente artica che dalla sacristia giungeva alla navata centrale, attraversandomi le ossa e mettendo a mal partito le mie corde vocali.
Risultato: una splendida afonia che perdura da ieri. Oggi, grazie ai mirabili consigli di L.M. ho acquistato tutto il necessaire per tentare in extremis di riacquistare una forma vocale sufficiente per il concerto di domani:
- Erisimo liquido in gocce, da assumere 3 volte al dì
- Golapiol, propoli spray dal sapore metifico, da cacciarsi in gola più volte al giorno
- Chorus, integratore in pastiglie a base di erisimo e mirra, da assumere 4 volte al giorno e sulla cui confezione campeggia una partitura musicale e lo slogan “per una voce forte e chiara”
A questo punto, dopo una preghiera a San Biagio (protettore della gola, e di riflesso della voce) e una invocazione a John Belushi (mio mentore ideale), vado a spararmi un’altra dose di Golapiol. E incrociamo le dita.
I ganassa Monday, 2 April 2007
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Io sono uno che non va tanto in macchina, e appena ne ha la possibilità prende il treno. Ma giocoforza ogni tanto la macchina la prendo anche io, e vado piano. Forse perché una botta in gioventù l’ho già presa, forse perché sono un fifone, ma sono convinto che fare il ganassa in macchina sia uno degli esercizi più idioti che mente umana possa partorire.
Eppure, le malattie del benessere sono micidiali perché stupide. Una fra le più in voga manda seimila persone l’anno a spiaccicarsi tra loro o contro un albero. Un qualche ministero ci ha fatto pure la pubblicità-progresso, mostrando una serie di tragedie pensando di spaventare i giovani (e meno giovani) idioti. Il tutto seguito, nella réclame successiva, da un invito a consumare un qualche alcolico che ti fa sentire figo, oppure acquistare una nuova auto superveloce perché “La vera sfida è superare se stessi”.
Qualche tempo fa ero in viaggio sull’autostrada, mia madre non stava tanto bene e decido di starmene buono buono nella corsia di destra, quella lenta, ai 100 all’ora. Tutto il viaggio è stato un muggito incessante di clacson e lampi di abbaglianti come fosse la Festa di San Giovanni. Ho visto automobili infilarsi in pertugi tra un camion e l’altro scartando di corsia. Molti hanno proprio abolito i freni, si limitano a lampeggiare per chiedere pista. Più sono giovani più si sentono immortali e accelerano. Io intanto ripenso agli inviti a dialogare, a responsabilizzare.
Non sarà invece che siamo troppi a questo mondo, troppi deficienti che dovrebbero sterminarsi di più? A un certo punto vedo nello specchietto una BMW che mi punta contro, almeno a 180 all’ora, come un proiettile, senza accennare al sorpasso. Grido “Cazzo” e dico a mia madre di tenersi, che adesso questo ci tampona secco. Invece giunto a 2 metri scarta di lato, mi supera e sparisce. A bordo sono in due, li vedo ridere osceni e posso solo sperare di rintracciarli nel bollettino dei caduti del prossimo week-end.



