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Il Corona Wednesday, 27 June 2007

Posted by codadilupo in Scazzi miei.
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S’è fatto tre mesi di galera, tra carcere e arresti domiciliari. Eppure tutto questo, invece di un danno, è stato un affare d’oro. Vantandosene, e sbeffeggiando gli inquirenti, dichiara che “Vallettopoli mi ha arricchito. Ho contratti per un milione e mezzo. Sono il prodotto di questa Italia; 12mila euro per una serata in discoteca: e c’è la fila”.

Ha ragione lui. È il prodotto di questa Italia, in cui i cittadini, definitivamente involuti in consumatori, anzi in consumanti, catatonici e compulsivi preferiscono seguire le sguaiate imprese della premiata ditta Mora, Corona & Briatore con le loro dichiarazioni arroganti e allucinate.

Tutti al gran ballo del Billionaire, dunque. Non scordate l’abito da sera.

Quando lavoro… Wednesday, 27 June 2007

Posted by codadilupo in Scazzi miei.
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…per iniziare un lavoro sono capace a metterci anche mezza giornata. Poi una volta partito vado come un treno, perché mi intrippo, ma iniziare è un dramma tutte le volte.

E voi?

Wilco: Sky Blue Sky Tuesday, 26 June 2007

Posted by codadilupo in Musica.
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Ci sono dischi di cui si può dire questo e quello, iniziare a raccontarli a parole, trovare i riferimenti, magari dire “questa cosa qui io l’avrei fatta meglio”. E poi ci sono dischi (rarissimi) di cui non si sa cosa dire. Sky Blue Sky dei Wilco è uno di questi. Non so da dove cominciare a raccontarlo.

Se si poteva pensare che avessero raggiunto il culmine col precedente, ricredetevi. Questo è un fulmine. Non so che dire, tanto è bello, commovente e intenso. E geniale: tiene insieme Neil Young, i Wilko di ieri, The Band, i Pavement, Bob Dylan e chissà chi altri ancora (così è, se vi pare) e li fa cantare tutti in un coro stratosferico. La chitarra fa cose inverosimili per gusto, senso della misura, intelligenza. La voce è più dimessa che mai eppure strugge, accompagna, conduce.

Qualche critico malato di catalogazione potrebbe definirlo alt. country. Ma qui c’è altro, una musica senza tempo e senza confini, c’è la grandezza di Jeff Tweedy, un genio consapevole d’esserlo, in tutta la sua magnifica arroganza travestita da umiltà.

Io non so da dove cominciare, per raccontare un disco così.

Fannulloni Vs Classe dirigente Monday, 25 June 2007

Posted by codadilupo in Scazzi miei.
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L’Italia è un paese intramontabile. La sua caratteristica saliente è la fissità della sua classe dirigente: inadeguata, scandalosa e incompetente. Grazie a loro scontiamo un ritardo, probabilmente incolmabile, nella ricerca, nell’apprendimento, nel senso civico, rispetto all’Europa e all’Asia emergente.

Il capo di Confindustria Montezemolo ha detto una cosa talmente banale da suonare patetica e cioè che il sindacato è espressione della Pubblica Amministrazione e dei fannulloni, operazione rivendicata con orgoglio dallo stesso sindacato che si oppone a qualsiasi meccanismo di controllo sui parassiti e i mascalzoni. Ma i farisei della sinistra radicale, che in quest’antipolitica infame e parassitaria eccellono, se ne stracciano le vesti.

Ma Montezemolo sbaglia in una cosa: dimentica che spesso le colpe delle lazzaronaggini vanno ricercate nel vergognoso comportamento di chi dirige i Pubblici Uffici: direttori amministrativi incompetenti che vogliono mettere il naso in questioni di cui non hanno alcuna conoscenza, responsabili di uffici che badano a portare a casa l’indennità di responsabilità, ma quando è ora di assumere una decisione se ne lavano le mani, dirigenti di settore che non sanno neanche chi lavora per loro, cosa diavolo stiano facendo, e come lo stiano facendo. Spesso il funzionamento di un qualsiasi ufficio è lasciato alla buona volontà del lavoratore.

Quando chi ti dirige (messo lì da oscure trame politiche, parentali o clientelari) non sa quel che fa, è inevitabile che i primi a risentirne siano i lavoratori, e in second’ordine la qualità del lavoro prodotto, da cui derivano insoddisfazione del cittadino e spese inutili a carico di tutti. Ma evidentemente la Pubblica Amministrazione italiana, salvo rari casi, ha fatto proprio il detto che chi dirige svolga tale ruolo perché non è in grado di ricoprirne un qualsiasi altro di produttivo.

Un problema morale? Certo, anche. Ma parlare di morale, in questi casi, è come parlare della verginità di Moana Pozzi.

Il riordino delle pensioni… secondo me Monday, 25 June 2007

Posted by codadilupo in Scazzi miei.
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Dài e ridài, anche questo governo si trova alle prese con l’eterno dilemma delle pensioni. Anche la CGIL, i talebani dei diritti acquisiti (ma a volte sarebbe meglio parlare di privilegi acquisiti), pare alzare le mani.

Alla fine, posso dire che mi sembra ci sia un errore di fondo comune a tutta la normativa degli ultimi anni: correre ai ripari per i furti perpetrati negli anni precedenti con misure che vanno a pesare esclusivamente sulle nuove generazioni, senza andare a colpire il fardello che ci portiamo dietro a causa delle generazioni “ladresche” precedenti. Quelle generazioni che sono andate in pensione a 40 anni, che hanno l’invalidità al 100% per una malformazione all’unghia del piede, per l’impiegato della nettezza urbana di Napoli che si ruba lo stipendio e poi fa il secondo lavoro dopo aver sabotato il camion per non andare in servizio, per il medico che fa il secondo, triplo e quarto lavoro e non emette ricevuta fiscale.

Non possiamo più pagare per i vecchi italiani; per riequilibrare il sistema bisognerebbe che i nostri vecchi perdano privilegi non più possibili, che gli dimezzino le pensioni d’oro, che rifacciano visite accurate a tutti i falsi invalidi e che li buttino in galera, questi ladroni indecenti che hanno tolto i soldi dalle tasche dei propri figli.

La tromba Wednesday, 20 June 2007

Posted by codadilupo in Musica.
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Mi piacciono il soul e rhythm’n'blues perché parlano di sfighe, amore e sesso: non è musica da fighetti raffinati. Per loro c’è Norah Jones.

Mi piace il jazz perché lì ci sono musicisti che soffiando in un tubo, martellando sui tasti e percuotendo tamburi raccontano se stessi ogni sera in modo diverso.

Sono cresciuto col rock, e ho imparato a suonare col rock. Poi il rhythm’n'blues è stato il trait d’union che mi ha fatto scoprire la tromba. Da lì è arrivata la scoperta del jazz.

Arrivandoci in ritardo, e con un background cultural-musicale già formato, il mio contatto col jazz è stato istintivo, assai poco meditato e ragionato. Questa è la ragione per cui alcune cose mi piacciono (e anche parecchio) mentre altre no (ad esempio la chitarra nel jazz, o il be-bob e l’hard-bop suonato negli anni ‘90) e difficilmente riesco a spiegarlo con delle ragioni tecniche.

I primi musicisti che ho ascoltato, avvicinandomi al jazz, sono stati John Coltrane, Miles Davis e Chet Baker. Strano a dirsi, ma dei tre chi mi colpì di più all’inizio fu Chet Baker. Forse perché il mio maestro (Alberto Mandarini) ce lo descriveva come un trombettista modesto, ma rimasi affascinato del suo essere minimale, con quel suono mai irruente, e di una tristezza intensa. Poi ho scoperto quello che ha fatto Miles Davis tra la fine degli anni ‘60 e i primi anni ‘70. Amo i suoi dischi più vecchi (Kind Of Blue – ovviamente -, ed altri), ma In A Silent Way, Bitches Brew, On The Corner, Live-Evil, Big Fun, Get Up With It, sono dischi formidabili, alcuni al limite dell’inascoltabile, ma di un’intensità maestosa.

Di grandi trombettisti, dal vivo, ne ho sentiti pochi, purtroppo. Arturo Sandoval mi è arrivato come un meteorite, ma credo di avere scoperto la grandezza il giorno in cui ho sentito uscire le prime note dalla tromba di Enrico Rava, una sera al Caffé della Pesa di Vignale Monf.to con gli Electric Five. Avevo sentito tanti concerti lì dentro, e conoscevo perfettamente il suono che poteva offrire quella stanza. Il suono di Rava (sigaretta in mano mentre suonava) era qualcosa di straordinario, come non ho più avuto la fortuna di sentire. È così che mi piace la tromba, quando viene usata poeticamente, con quel bel suono scuro, senza urlare.

«Per me sono difficili gli acuti, ho sempre avuto dei problemi. Era una delle cose che chiedevo a Chet Baker quando lo incontravo a casa di Mondini. La prima cosa che gli domandai fu la faccenda del premere le labbra sul bocchino. C’era il mito del non-pressure, cioè suonare senza pressione. Chet mi rispondeva che era una balla, che si preme. C’erano certi trombettisti americani che non premevano, questi che appendevano la tromba al filo e la suonavano senza mani sfiorando il bocchino con le labbra: non so neanche se sia vero, se sia una leggenda. Sta di fatto che quei pochi che utilizzano il non-pressure hanno un brutto suono. L’unico vantaggio è che fanno più facilmente gli acuti e si stancano meno. Per me si tratta di trovare l’equilibrio giusto, tra spingere, usare il diaframma, la pancia, e la bocca. Ma non solo, c’è anche la respirazione. Quindi basta pochissimo, è sufficiente che tu sia teso, allora il respiro non è quello che dovrebbe essere, la pressione non è quella giusta, premi troppo, premendo troppo tendi le mani, le dita poi si bloccano, allora le idee non vengono perché sei concentrato sul fatto che non ti funzionano le cose…» (Enrico Rava)

Ho smesso di suonare la tromba da alcuni anni. Adesso l’ho ripresa in mano, e ho scoperto che è come andare in bicicletta, magari perdi l’allenamento ma il bocchino si appoggia alle labbra come fosse la cosa più naturale del mondo, e le dita tornano a giocare con i tre tasti. Si, mi è proprio tornata la voglia.