Una volta giocavo a pallone… Wednesday, 17 October 2007
Posted by codadilupo in Vita varia.add a comment
Una volta giocavo a pallone. Avevo sui 20 anni ed era l’unica cosa che mi piacesse veramente in quel periodo (oltre ad una morettina niente male, ma questo è un’altro discorso). Poi smisi, perché giocavo al sabato, che era il giorno in cui avevo anche lezione di tromba, e quindi ho dovuto optare per una delle due cose. Scelsi la tromba.
Ancora oggi, ogni tanto, rimpiango quelle partite. Nessun campione, nessuna velleità, nessuna classifica. Solo giocare. Questo qui sotto è Nick Hornby, e descrive perfettamente quei giorni.
«Non sono bravo a giocare a calcio, è inutile dirlo, ma fortunatamente questo è vero anche per gli amici con cui gioco. Siamo bravi quel tanto che basta perché valga la pena di giocare: ogni settimana c’è qualcuno che segna un gol eclatante, un potente tiro al volo di destro o un tiro angolato che corona una funambolica discesa attraverso una difesa avversaria disorientata, e in segreto e con un senso di colpa ci pensiamo fino alla volta successiva (non su questo dovrebbero fantasticare degli uomini adulti). [..]
Per fortuna è possibile fare il calciatore professionista senza mettere piede in uno stadio vero e proprio, e senza avere la fortuna di essere dotati di un fisico o della velocità o della resistenza o del talento di un calciatore. Ci sono le smorfie e i gesti: l’espressione accigliata e le spalle ricurve di quando sbagli una buona occasione, le braccia in aria di quando segni, i pugni chiusi e i battimano quando i tuoi compagni di squadra hanno bisogno di incoraggiamento, le braccia aperte con i palmi rivolti verso l’alto per puntualizzare la tua migliore posizione e l’egoismo del tuo compagno, il dito puntato dove vorresti che ti passassero la palla e, dopo che la palla ti è stata passata proprio come volevi e tu hai fatto comunque casino, la mano alzata in segno di riconoscimento di entrambe le cose. E certe volte, quando ricevi il pallone con le spalle alla porta e con un breve passaggio fai da sponda, sai che l’hai fatto bene, proprio bene, e che se non fosse per la pancia, la mancanza di capelli e la mancanza di altezza, se non fosse per tutti questi aspetti marginali, saresti sembrato proprio come Alan Smith».
I Police, dal vivo. Io c’ero. Wednesday, 3 October 2007
Posted by codadilupo in Musica.add a comment
Allora, per quello che riguarda il viaggio verso il glorioso “Delle Alpi” di Torino, si è già prodotta la compagna di trasferta Maredidirac, e pertanto vi rimando al suo post.
Qui di seguito troverete una descrizione a tratti emozionale del concerto. Mettetevi comodi.
All’epoca in cui i Police erano sulla cresta dell’onda, non ero altro che un ragazzino nemmeno brufoloso (mi sarebbero venuti dopo…) e quindi li ho conosciuti solo di rimando. Era strano andare a sentire un gruppo riunitosi apposta solo per un tour, senza dischi nuovi o altro. In pratica, un greatest hits live.
Purtroppo la posizione che la sorte dell’acquisto dei biglietti ci ha assegnato non era delle più favorevoli: sebbene in tribuna laterale, i posti erano dalla parte opposta al palco, molto in basso (quindi rete di recinzione davanti), il tutto peggiorato dall’ingombro di una delle torri delle telecamere. Dalla nostra postazione, in definitiva vedevamo a stento Stewart Copeland e Andy Summers (due puntini con le braccia). Sting l’abbiamo visto solo dai megascreen.
Ma veniamo al concerto… e che concerto!
Il gruppo attacca con Message in a Bottle, una scelta vincente, come già vi ho detto ieri. Il Delle Alpi esplode. E’ la presa di coscienza: Sting, Andy e Stewart sono là per farci vivere le emozioni di quando noi eravamo troppo giovani per poterci essere veramente. La voce di Sting è bellissima, non ha perso nulla in timbro ed estensione, e con gli anni ha guadagnato in raffinatezze all’epoca impensabili.
Ogni bravo successivo è una sorpresa. Sebbene conoscessi la scaletta (uguale a quella di Parigi del 30 settembre), i Police si sono dati da fare per trovare arrangiamenti nuovi e introduzioni originali, eseguendo versioni dilatate di molti brani e riservando parecchie leccornie da intenditori. In buona sostanza, sembra quasi che nei 25 anni della loro assenza delle scene, abbiano migliorato (ed ampiamente) il loro bagaglio tecnico. Sting, spesso considerato un bassista poco più che modesto, accompagna con grinta e con frasi melo-ritmiche di grande efficacia, a tratti quasi funky. Stewart… è semplicemente Stewart, un batterista con il quale credo sia molto difficile doverci suonare assieme, tanto il proprio accompagnamento (oddio… molto più che un accompagnamento…) è elaborato. Andy suona da paura. A volte ricorda The Edge per il gusto di certo solismo, a tratti si è lanciato in assoli di potenza hendrixiana.
I pezzi si susseguono, ed è cosa buona e giusta ricordarne alcuni: Synchronicity II, il secondo pezzo, è già intensissima con Stewart in gran spolvero. When The World Is Running Down recupera il gusto dell’improvvisazione senza freni, con Andy e Sting a costruire 5 minuti devastanti in cui uniscono pop, soul e funky. Every Little Thing She Does Is Magic fa cantare tutto lo stadio e intenerire i cuori innamorati. Wrapped Around Your Finger è colma di suggestioni etniche e Stewart la fa di nuovo da padrone ai timpani sinfonici.
Ma è l’ultima parte a fare il botto. Sebbene introdotta da De Do Do Do De Da Da Da (brano che giudico insopportabile), il crescendo è maestoso: una dopo l’altra si susseguono Can’t Stand Losing You, Roxanne, King Of Pain, So Lonely e Every Breath You Take. Non dimenticherò mai 65000 persone insieme ad urlare “Hi yoooooo, hi yeeeeeeeah, yeah ho” insieme a monsieur Le Sting (come lo chiamano in Francia), in una sorta di catarsi collettiva.
Il concerto sembra terminato, ma è Andy a richiamare i soci sul palco, in una indiavolata versione di Next To You. Il concerto ora è veramente finito, con i tre a centro palco abbracciati a salutare il pubblico italiano, e con Stewart significativamente in mezzo ad indicare che, tutto sommato, i Police sono roba sua. E sicuramente, da un certo punto di vista che io condivido, il ragazzo non ha torto.
The Police: è stasera Tuesday, 2 October 2007
Posted by codadilupo in Musica.add a comment
Questa è la setlist dell’ultimo concerto (quello del 30 settembre a Parigi) prima di quello di oggi, allo Stadio Delle Alpi a Torino:
Message in a Bottle
Synchronicity II
Walking On The Moon
Voices Inside My Head
When The World Is Running Down
Don’t Stand So Close To Me
Driven To Tears
Truth Hits Everybody
Hole In My Life
Every Little Thing She Does Is Magic
Wrapped Around Your Finger
De Do Do Do De Da Da Da
Invisible Sun
Walking In Your Footsteps
Can’t Stand Losing You
Roxanne
King Of Pain
So Lonely
Every Breath You Take
Next To You
In effetti è una scaletta da paura: sorprende Message in a bottle in apertura (ma dopo che la moda l’hanno lanciata gli Stones, aprendo i loro concerti con Satisfaction o Brown Sugar o Jumping Jack Flash ogni grande gruppo ne segue l’esempio, secondo me azzeccandoci), e la chiusura con Next To You.
Ma adesso vado che sennò faccio tardi.



