Assente per vagabondaggio Tuesday, 21 October 2008
Posted by codadilupo in Scazzi miei, Vita varia.add a comment
Si, si, lo so. Non scrivo più nulla e la gente si preoccupa. “Starà male? Ha perso l’ispirazione? Non ci vuole più bene?”. Niente di tutto ciò, miei affezionati.
Si tratta più semplicemente che son sempre in giro. In Coldiretti non si scherza mica, e quando non c’è una riunione, c’è un mercatino. Se non c’è un mercatino, tocca al convegno. Se non c’è un convegno, c’è una manifestazione. E nel frattempo l’influenza, cazzo.
Così la scorsa settimana sono stato a Roma tre giorni, e se qualcuno mi chiede cos’ho visto non potrei che rispondere: “il Pantheon da fuori, i Palazzi del Potere, il balcone del Testùn, e quel cardanson dell’Altare della Patria che secondo me una bella demolizione controllata renderebbe un servigio alla capitale, e non solo a lei”.
E poi, al ritorno una ricaduta influenzale con tosse rimbombante, raffreddore da tregenda e febbre.
Adesso sto bene, ma domani vado a Torino e ritornerò lunedì: c’è Terra Madre (un evento collaterale del Salone del Gusto) e accompagnerò la delegazione tedesca (!!!!) su e giù per la città sabauda. Tenendo conto che non so il tedesco, che conosco due parole di inglese, che hanno dato ai crucchi il mio numero di telefono, e che non conosco Torino, direi che mi attendono giorni quanto meno turbolenti. Se sentite al TG di una delegazione di tedeschi smarriti e che è stata avvisata l’ambasciata teutonica per il rimpatrio sapete a chi darne la colpa. Oppure potreste vederli tutti in massa al derby Juve-Toro a tifare Bayern Monaco.
Spero che qualcuno mi guardi da lassù.
REM a Torino: ‘cos living well is the best revenge Wednesday, 1 October 2008
Posted by codadilupo in Musica.Tags: #remtorino
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Mi ci voleva proprio, un cazzutissimo concerto dei maghetti di Athens (GA). Sapevo a cosa andavo incontro, ma alcune cose sono andate al di là delle più rosee aspettative. Commentiamo la scaletta, che facciamo prima:
- Living Well Is The Best Revenge: partenza col botto, piede sull’acceleratore. E chiaro fin da subito che non si faranno progionieri.
- Begin The Begin: direttamente dall’anno di grazia 1986. Non sarà un concerto dei REM a cui eravamo abituati negli ultimi anni, niente smancerie, niente roba alla “Leaving New York” che fa sbadigliare e basta, niente per i fan dell’ultima ora.
- What’s The Frequency, Kenneth?: appunto.
- I Took Your Name: distorsione a manetta. Ri-appunto.
- The Great Beyond: una boccata d’aria. Tiriamo il fiato un momento. Ma con i finestrini abbassati.
- Man-Sized Wreath: altro grande pezzo dall’ultimo disco (se avete amato i REM degli anni ‘80, procuratevelo!)
- Ignoreland: dedicata agli USA.
- Exhuming McCarthy: piacevolissima sorpresa. Una specie di regalo, per me, visto che è una delle mie canzoni preferite. Sempre roba con almeno 20 anni sul groppone.
- Animal: canzone modesta. La bella esecuzione live serve solo a renderla accettabile nell’economia del concerto.
- Hollow Man: il momento della riflessione. “Believe in me, believe in nothing”.
- Electrolite: fantastica. Lungo assolo di Mike Mills al piano e pubblico in delirio.
- Driver 8: è così vecchia (arriva da Fables of the reconstruction) che anche loro, quando hanno deciso di proporla, avranno dovuto ripassarla da capo, perché forse non se la ricordavano più neanche loro.
- I’m Gonna DJ: e ai Green Day ci facciamo barba e capelli…
- She Just Wants To Be: l’unico pezzo che non conoscevo.
- Auctioneer (Another Engine): altro recupero da Fables. E’ una canzone bella da far spavento.
- The One I Love: Michael Stipe si arrampica tra il pubblico. Coreografie da stadio. Bellissimo.
- Until The Day Is Done: la ballata dell’ultimo disco.
- Let Me In: tutti insieme in un angolo, piano, 3 chitarre e voce. Un palazzetto intero che canta. Da pelle d’oca.
- Horse To Water: si riparte a 100 all’ora. Il punk fatto dai REM.
- Bad Day: c’è da spiegare qualcosa? Si: raccontare di Michael Stipe che estrae di tasca l’armonica con fare minaccioso per il suo assolo. E’ un assolo terribile: la minaccia diventa realtà.
- Imitation Of Life: un pezzo modesto nella versione originale su disco. Una cartella dal vivo.
- Orange Crush: megafono in mano a Michael Stipe, un classico inimitabile.
- Supernatural Superserious: WOOOOOW
- Losing My Religion: vabbè, purtroppo gli toccava farla…
- It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine): e qui Michael Stipe chiama sul palco tre ragazzi del pubblico vestiti e truccati come lui. Lui canta, loro ballano. Un delirio. Poi insieme si buttano tra il pubblico. La catarsi.
- Man On The Moon: una canzone bellissima, che dal vivo diventa un monumento. Dopo due ore (e un altro concerto la sera prima, a Bologna) la voce di Michael Stipe non mostra alcun imbarazzo.
Il concerto è finito. Grandiosi.
Annotazioni: 1) i REM si divertono ancora un casino a suonare dal vivo. 2) i concerti dei REM sono un rito collettivo, che porta entrambi (loro e il pubblico) ad essere parte di una cosa comune. 3) i REM suonano benissimo, nessuna sbavatura, grande feeling. 4) Il PalaIsozaki non è un granché per i concerti, ma in Italia ci tocca questo. Le arene si fanno per lo sport, mica per suonare.



